Prevenire la violenza maschile contro le donne per costruire luoghi di lavoro più sicuri
“Quante volte ti sei sentita chiamare signorina invece che dottoressa?”
Per Dhebora, avvocata che da oltre trent’anni lavora nel campo delle pari opportunità, da una domanda come questa può iniziare una presa di coscienza.
Perché le discriminazioni non sono sempre solo gesti eclatanti. A volte passano da parole, abitudini, atteggiamenti quotidiani che sembrano piccoli, ma che contribuiscono a mettere in discussione l’autorevolezza delle donne, il loro ruolo, la loro professionalità.
Dhebora ha approfondito a lungo il tema dell’uguaglianza di genere attraverso le norme, le politiche pubbliche, gli strumenti istituzionali. Ha lavorato tra Sicilia, Calabria e Roma e si è occupata del tema anche collaborando con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Poi, a un certo punto, ha sentito che mancava qualcosa. Mancavano le voci delle donne. Mancavano i racconti di chi quelle situazioni le aveva vissute, osservate, subite o riconosciute troppo tardi. Mancavano le parole per nominare ciò che accade nei luoghi di lavoro quando una donna non viene presa sul serio, quando viene esposta a commenti, pressioni, discriminazioni, molestie, dinamiche di potere.
Ascoltare le donne per far emergere ciò che resta invisibile
Da questo bisogno di ascolto nasce 6Libera.org, il primo Osservatorio digitale contro molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Non solo uno spazio di raccolta dati, ma un luogo in cui far emergere ciò che spesso resta invisibile.
Ascoltando, Dhebora non ha trovato una sola storia. Ne ha incontrate centinaia. Donne che raccontavano episodi avvenuti durante l’orario di lavoro, davanti a colleghe e colleghi, in contesti in cui talvolta qualcuno aveva visto, ma non sempre aveva saputo o voluto intervenire.
Il lavoro viene spesso visto come uno degli strumenti principali attraverso cui le donne possono emanciparsi, raggiungere indipendenza economica e trovare realizzazione. Eppure, proprio il mondo del lavoro è uno dei contesti in cui maggiormente si producono e si riproducono stereotipi, diseguaglianze e forme di violenza presenti nella società.
Secondo la ricerca “Perché non accada – Addendum Lavoro” (2026) di ActionAid, tra chi lavora è più alta la giustificazione della violenza maschile contro le donne: il 22% del campione intervistato, ad esempio, legittima la violenza verbale, percentuale che tra gli uomini occupati arriva al 32%. La violenza economica è la più legittimata, con il 26,7% del campione e valori ancora più alti tra gli uomini che lavorano.
Anche i dati raccolti da 6Libera sulle piccole e medie imprese in Italia mostrano quanto la discriminazione sia presente negli ambienti di lavoro: il 27,6% delle persone intervistate, più di una su quattro, ha vissuto o osservato episodi di molestie, discriminazioni o violenza. In tre casi su quattro, si tratta di donne.
Il progetto SAFE: strumenti concreti contro molestie e violenze
La soluzione non può essere solo chiedere alle donne di parlare, ma costruire luoghi capaci di ascoltare.
“Il problema non è se una donna parla o non parla”, racconta Dhebora, “ma se dentro un’organizzazione esistono una cultura e strumenti capaci di riconoscere la violenza e aiutare chi la subisce”.
È così che il progetto SAFE , finanziato dal bando NORA, diventa una risposta concreta: “è necessario promuovere nelle imprese una cultura della prevenzione” sottolinea Dhebora “per fare in modo che la violenza non abbia luogo e per riconoscerne gli eventuali segnali prima che vengano normalizzati o restino sommersi”.
Attraverso SAFE, 6Libera ha accompagnato imprese e organizzazioni a dotarsi di strumenti per prevenire e affrontare molestie e violenze: canali di segnalazione anonima, monitoraggi aziendali, piani specifici, percorsi di formazione, servizi gratuiti di assistenza legale e sindacale.
“Il valore aggiunto del progetto”, racconta Dhebora, “è stato quello di fornire risorse, metodo e legittimazione istituzionale per passare da interventi frammentari ad azioni di sistema, basate su dati concreti”.
La libertà delle donne nei luoghi di lavoro non può dipendere solo dal coraggio individuale di denunciare. Si costruisce quando le organizzazioni si assumono la responsabilità di prevenire, riconoscere e intervenire: è lì che il sistema che rende la violenza normale, invisibile o inevitabile inizia davvero a rompersi.