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Mettersi in discussione attraverso l’autocoscienza 

Francesco ha 35 anni, è antropologo culturale e consulente sessuale ed è tra i fondatori dell’associazione Mica Macho, per cui si occupa degli incontri sulla diversità rivolti alle aziende e della costruzione dei gruppi di autocoscienza. 

Da più di quindici anni Francesco lavora sui temi legati al genere. Quando ha incontrato Mica Macho, ha riconosciuto nell’associazione qualcosa di nuovo: uno spazio per parlare del maschile con gli uomini. 

“Mica Macho non nasce per insegnare alle persone come vivere la propria identità”, racconta Francesco “Il punto di partenza sono le esperienze e le domande che emergono nei percorsi di autocoscienza.”

Attraverso il progetto Decostruire per costruire, finanziato dal bando NORA, Mica Macho ha rafforzato i gruppi di autocoscienza online rivolti alle persone che si identificano come uomini. 

Durante gli incontri, domande apparentemente semplici aprono riflessioni profonde: che cosa ci aspettiamo da noi stessi? Quali comportamenti consideriamo “naturali”? Quanto ci sentiamo liberi di essere diversi da ciò che gli altri si aspettano? 

È proprio attraverso il dialogo che diventano visibili quei modelli di genere che i partecipanti hanno imparato a considerare normali: le aspettative sul lavoro, sulle emozioni e sul modo in cui gli uomini “dovrebbero” comportarsi. 

Per Francesco, l’autocoscienza è uno degli strumenti per riflettere sulle diseguaglianze e prevenire la violenza di genere. È un’occasione per fermarsi, mettere in discussione le proprie convinzioni e riconoscere come ciò che abbiamo interiorizzato influenzi il modo in cui viviamo le relazioni. 

Questa riflessione, però, dovrebbe cominciare prima e trovare spazio anche a scuola. “Servirebbe un’educazione sessuo-affettiva diffusa e aperta a tutti e tutte”, dice Francesco “Un percorso che non stabilisca come dobbiamo essere, vivere o amare, ma ci aiuti a porci le domande giuste e a stare bene insieme”. 

Photocredit: Camilla Miliani