Imparare il rispetto per costruire relazioni più libere
“Il laboratorio sulle diseguaglianze di genere e il consenso mi ha aiutato a riconoscere i miei limiti” per Samir, 37 anni, parlare di consenso ha significato prima di tutto parlare di relazioni. Di amicizia, di affetto, del desiderio di stare vicino alle persone. Ma anche della necessità di imparare a riconoscere i loro spazi, i loro tempi e i loro confini.
Samir frequenta il Club Itaca di Milano da diversi anni, dopo un periodo difficile legato alla salute mentale. In questo spazio ha trovato un punto di riferimento quotidiano, un luogo in cui sentirsi parte di un gruppo, fare attività, confrontarsi con gli altri e continuare a lavorare sul proprio percorso di autonomia e crescita.
Quando ha saputo che il Club avrebbe ospitato un laboratorio sul tema delle diseguaglianze di genere e sul consenso, promosso da Mama Chat APS nell’ambito dell’iniziativa Voci invisibili finanziata dal bando NORA, ha deciso subito di partecipare: “Mi sono voluto mettere in gioco parlando di me stesso e delle relazioni che ho avuto”, racconta.
Il consenso come pratica quotidiana
Nel laboratorio, Samir ha trovato uno spazio per affrontare temi che attraversano la vita di tutti i giorni: il rispetto, l’attenzione verso gli altri, la capacità di ascoltare e di riconoscere quando è necessario fare un passo indietro.
“Quando si dà troppa attenzione a una persona si rischia di andare oltre, di non rispettare i suoi spazi e i suoi tempi”, racconta. Per Samir, questo ha significato imparare a osservare meglio il proprio modo di entrare in relazione con gli altri: capire che la vicinanza non può mai prescindere dall’ascolto, e che anche il desiderio di esserci deve lasciare spazio alla libertà dell’altra persona.
Samir si descrive come generoso, aperto, capace di dare molto nelle relazioni. A volte, però, proprio questo slancio può diventare difficile da dosare.
“Molte volte mi faccio prendere la mano e parto a mille, rischio di dare troppo subito”, racconta. Il laboratorio lo ha aiutato a fermarsi, a riconoscere meglio i propri tempi e quelli degli altri, e a trovare un equilibrio tra il desiderio di vicinanza e il rispetto dello spazio altrui.
Non si tratta di cambiare chi si è, ma di imparare a conoscersi meglio.
Uno spazio per confrontarsi
Il laboratorio non si è concluso dentro l’attività. Le domande aperte da quel percorso sono entrate anche nelle conversazioni di Samir con le persone a cui vuole bene: amiche, amici, ma anche le psicologhe e le educatrici che lo accompagnano nel suo percorso.
Parlarne con gli altri gli ha permesso di continuare a riflettere su ciò che aveva vissuto, di confrontare punti di vista diversi e di riconoscere un cambiamento nel proprio modo di leggere le relazioni. “Questa cosa mi ha permesso di tirare fuori molto di me”, racconta, “e di fare un confronto tra il Samir prima e il Samir dopo”.
È in questo passaggio che il laboratorio assume per lui un valore più profondo: non solo un’attività a cui partecipare, ma uno strumento per capirsi meglio e per portare quella consapevolezza anche fuori dal gruppo.

Relazioni più libere e rispettose
Per Samir, il consenso non è solo una parola da imparare. È un modo di stare nelle relazioni, di costruire vicinanza senza cancellare i confini, di riconoscere il proprio desiderio di contatto insieme alla libertà dell’altra persona.
Per questo consiglierebbe il laboratorio anche ad altri. “Aiuta molto a creare nuove relazioni, ma soprattutto a rispettare le persone” dice “Tutti abbiamo bisogno di una guida. Anche se molti credono di saper fare le cose, un gruppo come questo aiuta a rivedere le proprie idee sulle relazioni, a stare bene con sé stessi e con gli altri”.