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Relazioni, consenso e salute mentale 

“Ognuno di noi dovrebbe avere modo di fermarsi un attimo e riflettere sulle proprie relazioni”, racconta Cristina, “Le relazioni occupano un grande spazio nella nostra vita e hanno un forte impatto sulla nostra salute mentale”. 

È da questa consapevolezza che Sara e Cristina, psicologhe di Mama Chat, sono partite per progettare i laboratori realizzati per l’iniziativa “Voci invisibili”, sostenuta attraverso il bando NORA. 

Voci invisibili nasce dal confronto tra Mama Chat e l’associazione Progetto Itaca, che da anni offre a persone con vulnerabilità psicologica spazi di incontro, socialità e sostegno attraverso i Club Itaca. 

“Ci siamo trovate di fronte a un bisogno espresso da chi frequenta i Club”, raccontano Sara e Cristina, “Da un questionario annuale sugli interessi sottoposto ai soci, i temi del consenso e della violenza di genere sono risultati tra quelli più richiesti”. 

Grazie al progetto NORA, Mama Chat ha potuto dare una risposta a questo bisogno offrendo un ciclo di formazione per operatori e operatrici di Progetto Itaca e un ciclo di workshop dedicato ai soci e alle socie dei Club di Milano, Padova e Brescia. 

Una relazione può offrire sostegno, sicurezza e benessere, ma anche diventare uno spazio di controllo, svalutazione e violenza. 

Per chi vive una condizione di grave vulnerabilità psicologica, il rischio di vivere una violenza nell’ambito di una relazione è maggiore: uno studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry ha rilevato una probabilità circa cinque volte più alta rispetto al resto della popolazione. 

Nonostante questo, parlare di affettività e relazioni nei contesti legati alla salute mentale è ancora considerato un tabù.  

Questo stigma e il conseguente vuoto informativo crea una condizione di isolamento che spesso rende più complesso non solo riconoscere violenze o abusi ma anche chiedere aiuto e accedere ai servizi di supporto.  

Per questo, secondo Sara e Cristina, è fondamentale che nei luoghi dedicati alla salute mentale si possa parlare liberamente di consenso, relazioni e uguaglianza di genere. 

Gli incontri con le socie e i soci dei Club Itaca si sono svolti in piccoli gruppi, composti prevalentemente da uomini. 

“Volevamo offrire uno spazio sicuro e autentico, in cui le persone potessero riflettere sulle dinamiche che possono manifestarsi nella vita quotidiana”, spiega Sara. 

Il confronto è partito da situazioni concrete: il modo in cui ci si avvicina a una persona, la capacità di accogliere un rifiuto, il rispetto degli spazi e dei tempi. A partire da questi esempi, le persone coinvolte hanno potuto guardare per la prima volta comportamenti e dinamiche sotto una luce diversa. 

Uno dei partecipanti ha riconosciuto nella relazione che stava vivendo atteggiamenti invasivi. In un altro caso, una dinamica familiare presente da tempo è stata riconosciuta come una forma di violenza. 

“Dando alle persone uno spazio sicuro e strumenti concreti, è stato possibile riconoscere come disfunzionali situazioni che inizialmente non venivano categorizzate in questo modo”, spiega Sara. 

Il percorso non si è concluso con gli incontri. Le domande emerse durante i workshop hanno continuato a circolare nei Club, nelle conversazioni tra i soci e nel lavoro di operatori e operatrici. 

Per Sara e Cristina, questo è uno dei risultati più importanti: aver creato le condizioni per un confronto libero e aperto su relazioni e consenso, per trovare le giuste parole per descrivere ciò che si vive e la fiducia necessaria per parlarne o cercare aiuto. 

Photocredit: Camilla Miliani